Sabato sera, freddo imbarazzante, vento che ti taglia la faccia, contorno perfetto per un cinema. Multisala gremito, per un pelo (giuro, è casuale) non ci perdiamo l’inizio del film. Qualunquemente, di Antonio Albanese, che mette in scena il suo più famoso personaggio, Cetto La Qualunque , tornato in Calabria dopo anni di latitanza per contrastare il pericoloso dilagare della legalità e candidarsi a sindaco. Unico proclama: ‘Più pilu per tutti’… Cetto è un uomo “ridicolo che fa il potente, con l’unico scopo di far ridere”, ha detto Albanese in un’intervista. Può darsi, ma saranno le varie Ruby, saranno quei tipi che non si arrendono all’evidenza di essere vecchi, sarà che per quanto è reale non sembra un film o probabilmente sarà solo il pensiero di quel vento che mi ritaglierà la faccia quando uscirò dal cinema…saranno tutte queste cose insieme, ma io non ho riso.
lunedì 24 gennaio 2011
sabato 22 gennaio 2011
Chiedimi se sono felice
Domanda. Cos’è la felicità? Una sensazione, uno stato d’animo transitorio, una predisposizione, un’illusione, un anelito, una rincorsa, un’aspirazione, una speranza. La questione è di quelle sfuggenti, le risposte lo sono altrettanto. Mai come il sondaggio che mi è capitato di leggere. Gallup, un portale di informazione statunitense, ha chiesto a 64 mila cittadini di 53 nazioni se fossero o meno felici. Le risposte hanno descritto una realtà disarmante. I più infelici del mondo sarebbero i francesi, nonostante Tour Eiffel, champagne, formaggi, moda e premiere dame, al secondo posto gli islandesi (che mi sorprendono meno così soli soletti lassù al freddo e al gelo), al terzo posto i rumeni (che talvolta contribuiscono a rendere meno felici anche noi), al quarto i serbi e al quinto addirittura gli inglesi (e va bene la nebbia e la scocciatura di avere sempre l’ombrello a portata di mano ma come la mettiamo con l’umorismo britannico? E gli autobus rossi? E i taxi gialli? E Harrods? E Notting Hill?). E noi italiani? Scampata la top five dell’infelicità ci acquattiamo appena dietro gli inglesi.
Non è ancora tutto. Secondo il sondaggio i più felici del mondo sarebbero, udite udite, i nigeriani (si si avete capito bene, proprio quelli poverissimi dilaniati da sanguinose guerre civili); al secondo posto i vietnamiti, al terzo a pari merito brasiliani e ghanesi (d’accordo i brasiliani, ma gli africani hanno capito la domanda?), al quarto i cinesi (avranno taroccato pure il sondaggio?!), al quinto i kosovari. Due tre riflessioni si fanno largo: uno, forse che un povero in un paese povero ha paradossalmente meno ansie e preoccupazioni di uno medio in un paese ricco e riesce a godere di più di quel poco che ha? La moderna e multirazziale Francia è davvero la più infelice o solo la più lamentosa? Vale sempre quel vecchio proverbio che recita un perentorio “si stava meglio quando si stava peggio”? Mah!
I PIù FELICI I PIù INFELICI
- Nigeria 1. Francia
- Vietnam 2. Islanda
- Brasile e Ghana 3. Romania
- Cina 4. Serbia
- Kosovo 5. Gran Bretagna
Buoni motivi per amare Foggia
1. Il sole che c’è (quasi sempre tranne oggi che ne parlo);
2. La nebbia che non c’è mai (tranne oggi che ne scrivo);
3. Il vento che rende l’aria respirabile (anche se chi ne parla ne ha un’allucinante paura);
4. Le belle giornate che ti sorprendono anche a gennaio;
5. Le orecchiette della nonna (proprio quelle che le hai sempre visto fare con l’ausilio nudo e crudo di un pollice che non avresti mai potuto pensare servisse a codeste funzioni);
6. I racconti sempre uguali e sempre diversi di quella stessa nonna (mitica, preziosa, indispensabile);
7. Le serate all’aria aperta in inverno (quelle in cui se si espira insieme si fa il fuoco con tutto quel fumo);
8. Perché è mia (altro che l’erba del vicino è sempre più verde);
9. Perché è troppo spesso odiata da chi dovrebbe amarla;
10. Per quelle persone stupende che mi circondano (certo, avrei potuto conoscerle ovunque, ma intanto le ho conosciute qui);
11. Perché non devo sforzarmi per fare questo elenco;
12. Per quella congenita capacità di saper stare all’erta (quando di necessità virtù);
13. Perché solo qui sono davvero a casa;
14. Per il fatto che, banalmente, è l’unica che sarà per sempre la mia città (conta poco? Forse! O forse conta tutto);
2. La nebbia che non c’è mai (tranne oggi che ne scrivo);
3. Il vento che rende l’aria respirabile (anche se chi ne parla ne ha un’allucinante paura);
4. Le belle giornate che ti sorprendono anche a gennaio;
5. Le orecchiette della nonna (proprio quelle che le hai sempre visto fare con l’ausilio nudo e crudo di un pollice che non avresti mai potuto pensare servisse a codeste funzioni);
6. I racconti sempre uguali e sempre diversi di quella stessa nonna (mitica, preziosa, indispensabile);
7. Le serate all’aria aperta in inverno (quelle in cui se si espira insieme si fa il fuoco con tutto quel fumo);
8. Perché è mia (altro che l’erba del vicino è sempre più verde);
9. Perché è troppo spesso odiata da chi dovrebbe amarla;
10. Per quelle persone stupende che mi circondano (certo, avrei potuto conoscerle ovunque, ma intanto le ho conosciute qui);
11. Perché non devo sforzarmi per fare questo elenco;
12. Per quella congenita capacità di saper stare all’erta (quando di necessità virtù);
13. Perché solo qui sono davvero a casa;
14. Per il fatto che, banalmente, è l’unica che sarà per sempre la mia città (conta poco? Forse! O forse conta tutto);
Buoni motivi per odiare Foggia...e i foggiani
1. Le carte a terra (e le bottiglie, e i fazzoletti, e i mozziconi e una marea di altre cose);
2. I vecchietti che sputano a terra ogni due passi (qualcuno mi spieghi chi insegna a un maschio che dopo aver tossito deve necessariamente marcare il territorio in un modo così carino);
3. I cassonetti troppo spesso troppo pieni;
4. Chi parcheggia in doppia (e tripla) fila e spalancando lo sportello mentre stai passando ti guarda storto perché l’hai quasi preso;
5. Le case abusive con la parabola sul tetto;
6. Le circolari in normale ritardo (l’eccezione è la puntualità);
7. Chi passa col rosso e si crede furbo;
8. Chi non si ferma alle strisce pedonali perché va di fretta;
9. Chi campa di truffe;
10. Chi non rispetta il turno;
11. Chi grida alla posta;
12. I politicanti;
13. Quello strano godimento ad infierire contro la propria città;
14. La sensazione ingombrante che ti prende quando pensi che non cambia mai niente (Bonjour tristesse? No, grazie).
2. I vecchietti che sputano a terra ogni due passi (qualcuno mi spieghi chi insegna a un maschio che dopo aver tossito deve necessariamente marcare il territorio in un modo così carino);
3. I cassonetti troppo spesso troppo pieni;
4. Chi parcheggia in doppia (e tripla) fila e spalancando lo sportello mentre stai passando ti guarda storto perché l’hai quasi preso;
5. Le case abusive con la parabola sul tetto;
6. Le circolari in normale ritardo (l’eccezione è la puntualità);
7. Chi passa col rosso e si crede furbo;
8. Chi non si ferma alle strisce pedonali perché va di fretta;
9. Chi campa di truffe;
10. Chi non rispetta il turno;
11. Chi grida alla posta;
12. I politicanti;
13. Quello strano godimento ad infierire contro la propria città;
14. La sensazione ingombrante che ti prende quando pensi che non cambia mai niente (Bonjour tristesse? No, grazie).
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